Andrea Brunotti – Il sorriso e il malinteso – recensione

Seconda prova discografica per il cantautore lunigianese Brunotti, che con “Il sorriso e il malinteso” (La Stanza Nascosta Records) ci regala un album maturo, emozionante, contemporaneo nelle tematiche e nelle sonorità.

Linee melodiche accattivanti ed eleganti al tempo stesso si accompagnano a testi immediati ed autentici in un efficace interplay, reso ancor più dinamico da una massiccia presenza delle chitarre acustiche e dall’incisività ritmica di batteria e basso.

Gli arrangiamenti, curati dal produttore Salvatore Papotto e dal musicista Leonardo Guelpa, in arte Clyde, vestono con raffinatezza un album estremamente godibile, lontano dai didascalismi di certo cantautorato impegnato e dall’esibito lirismo del fenomeno neo melodico.

Con profondità di pensiero e attitudine ludica, intimismo e ironia, Brunotti descrive il quotidiano e i suoi rituali, l’uomo e le sue infinite contraddizioni, l’eterna lotta tra omologazione e libertà, aspettativa e dato di fatto, narcisismo e inadeguatezza; il sorriso e il malinteso, appunto. Ogni brano sembra trovare la giusta collocazione in un ventaglio amplissimo e affascinante di coloriture emozionali e sonore. Tra gli episodi più felici “Una goccia”, “Amica mia” ,“Frigo vuoto” e “Seduto qui”.

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