Flic Floc intervistati da Wezla

Benvenuti. Presentatevi e parlateci del vostro progetto musicale…

Piacere di conoscervi, siamo i Flic Floc, Davide e Ilaria, due musicisti che si conoscono tra le mura del Conservatorio e che decidono di unire le proprie competenze per formare un progetto che potesse realizzare il loro desiderio di suonare e scrivere canzoni.

Avete pubblicato il nuovo singolo “Fuoco”. Di cosa parla il testo? Dove è stato girato il video? Raccontateci tutto….

“Fuoco” parla dell’amore che noi proviamo per la creazione artistica, a volte gioia, a volte tiranna, a volte azzardo. Non è sempre facile essere creativi: capita che la musica non si faccia sentire. Ma il nostro traguardo è colpire il bersaglio, estrapolando la musica anche quando fatica a uscire, anche quando il fuoco si affievolisce. Il fuoco è luce nel buio: il video realizzato da Nicolò Angeleri al “Revolution Live Club” di Molvena rende benissimo questa immagine traballante che fa ballare.

Quali sono le differenze con i singoli precedenti?

Il sound di “Fuoco” rispetto ai singoli precedenti è più intimo. “Aria” è
un inno al bisogno di farsi travolgere da una ventata d’aria fresca, stando lontani dalla confusione e dalla gente. Ecco, “Aria” dà proprio la
sensazione del fresco vento d’estate, “Fuoco” di un caldo sospiro accogliente.
“Canzone stupida” parla di uno stato d’animo che tormenta la protagonista del video; il suo sound è in netto contrasto col contenuto del testo.

Quale è la vostra massima ambizione come artisti?

Poter realizzare in serenità ogni nostra idea senza avere ostacoli. E ovviamente vivere fino all’ultimo giorno della nostra vita la nostra musica e trasmettere queste nostre idee, sperando che la gente possa rispecchiarsi in esse.

Quale messaggio volete trasmettere con la vostra musica?

Ci piacerebbe semplicemente far sentire a casa l’ascoltatore. I testi parlano di noi, ma devono parlare anche per tutte le persone. Questo è il nostro scopo principale.

Come valutate la situazione musicale in Italia?

Essere ascoltati in Italia al giorno d’oggi pensiamo che non sia proprio un gioco da ragazzi. C’è chi è ancora, diciamo, “attaccato alle tradizioni” e a un certo tipo di sound, c’è chi è interessato a conoscere le nuove correnti musicali e c’è chi si fa travolgere in pieno dalla corrente “modaiola” proposta dai media. Forse però quest’ultima sembra prevalere: il problema è che indossare un capo che non piace del tutto non è sempre facile.

Che consiglio vi sentite di dare ad una band o ad un artista agli esordi?

Consigliamo di essere dei buoni artigiani e di cesellare meticolosamente il proprio prodotto artistico finché non si avrà la sensazione positiva di un “manufatto” finito e presentabile al pubblico.

Per voi è più importante il talento o la tecnica?

Entrambi sono importanti, il talento è il fuoco che affina la tecnica, la tecnica è la mente che tempera il talento.

Come nasce il nome della vostra band?

Ci capita spesso di viaggiare nella stessa direzione, di dire la stessa cosa
contemporaneamente. Quindi abbiamo pensato che Flic Floc, dall’omonimo gioco popolare, potesse essere il nome giusto per il nostro duo.

Se la vostra musica fosse una città a quale assomiglierebbe? E se fosse un quadro?

Più che a una città la nostra musica assomiglia a un quartiere londinese: Camden Town. C’è un po’ di tutto e ti senti a casa. Un quadro? Probabilmente il “Fregio di Beethoven” di Klimt, ma in versione 8bit, proprio perché ci piace unire diversi stili musicali, mescolando diverse tecniche.

Lasciateci con un vostro motto…

Mai disprezzare i piccoli inizi.