MAX DESTE – DOLCE FAR NIENTE – RECENSIONE

Oggi parliamo di Max Deste, cantautore e romanziere svizzero, che dopo il variegato bagaglio di esperienze acquisite con varie band nel sottobosco indipendente elvetico, si è affiaciato alla scena musicale pubblicando prima timidamente un Ep dal titolo “Il tuo cigno è morto” (2013), in cui sono presenti brani in italiano, in francese e in inglese, confezionati in vari generi che spaziano dal punk-rock al noise, lavoro interessante ma ancora troppo grezzo e sperimentale per il mainstream, e poi con più convinzione l’album “Ok silenzio” (2018), in cui grazie anche ai sapienti arrangiamenti di Roberto Colombo e di Riccardo di Filippo, l’electropop la fa da padrona, per un risultato già molto più apprezzato sia dalla critica sia dal pubblico.

L’ormai maturo musicista ticinese ha dunque sentito il progressivo bisogno di lasciare da parte gli esperimenti giovanili e di iniziare a raccontare e a raccontarsi con naturalezza, oltre quel limbo che separa lo scrivere una canzone personale dalla capacità di farla vivere anche agli altri.

Il singolo di cui parleremo (Dolce far niente), che esce dopo la superlativa “Chiaroscuro” (2019), va proprio in questa direzione, cioè quella di abbracciare un pubblico sempre più vasto e radiofonico, pur senza svendersi l’anima, anzi, come vedremo in seguito tra le righe possiamo di nuovo cogliere una denuncia nei confronti dell’industria discografica. Ma a parlare ancora prima della canzone c’è già la copertina(figura sopra). Questa prima forma di rapido contatto, in cui Max suona disteso sopra un albero come se fosse un’amaca, sembra già interpretare il problema del momento. Quello cioè di imparare a rallentare i ritmi (parafrasando la prima strofa), a sentire il proprio corpo ora che siamo sempre di più proiettati in una dimensione virtuale e calmare la mente, bombardata quotidianamente da informazioni che non sempre si riesce ad assimilare. Deste ci mette la faccia, sorridente, spensierata, certamente molto fotogenica, ma anche attenta e sveglia, con il corpo aderente al tronco e per sineddoche alla natura, suggerendo una volontà fusione con gli elementi.

E questa canzone sembra volerci indicare la via della felicità, che è quella a suo dire di riscoprire l’amore prima di tutto per se stessi, indispensabile per amare gli altri e per fare questo bisogno imparare a trasformare la noia (come quella che abbiamo vissuto durante il lockdown) in un momento di rigenerazione e di creatività. Questi due ingredienti per una vita felice sono ben riassunti nel ritornello che sembra apparentemente scanzonare il mantra ossessivo di chiaro stampo capitalista del “fare”, trasformandolo nel suo contrario, sottolineato da un crescendo che vede la voce di Max farsi prima roca, poi più potente, e al termine quasi urlata. Questo ci fa dire che Deste osserva la realtà con atteggiamento viscerale, con l’inevitabile denuncia dei suoi limiti e delle sue contraddizioni. Nella seconda parte del brano ci sentiamo catturati da quel bosco che si vede nella copertina e anche nel videoclip, con sottili richiami alla poesia di Baudelaire (Les correspondances), per la tematica e per l’uso della sinestesia. Ma questo bosco è abitato anche da presenze umane, o almeno due persone, che prima si separano, e poi si cercano, si ascoltano, si osservano, consapevoli che prima o poi si uniranno (“basta che una volta restiamo insieme).

“Dolce far niente” è un lavoro convincente, una piccola gemma da mostrare e ascoltare, il cui punto forte è certamente la sua voce così originale (solo in alcuni momenti ricorda il primo Morgan o anche Samuel dei Subsonica ), emotiva ed espressiva, che infila ritornelli pop su un impianto di canzone d’autore, ricamato da impeccabili chitarre arpeggiate capace di colorare gli umori del brano, e che profuma di influenze folk paganeggianti, ma con l’anima punk e rivoluzionaria di chi vuole descrivere il mondo per trasformarlo.