PER MAX DESTE SERVE QUALCOSA DI MAGICO – RECENSIONE

Dal 15 settembre 2020, il nuovo singolo “Qualcosa di magico” è su tutte le piattaforme digitali….

Dopo l’ottima accoglienza della critica dell’album “Ok silenzio” (2018) e dei singoli “Chiaroscuro” (2019) e “Dolce far niente” (2020), il cantautore svizzero Max Deste ci propone una ballata acustica, con la quale mette in primo piano la magia dell’incontro tra due anime, tra due corpi, in fuga da qualcuno o da qualcosa, che non ci è dato saperlo. Quello che possiamo intuire è che si tratta di due figure enigmatiche, che ispirano tenerezza e dolcezza con un qualcosa di impercettibile e di sfrontato nella loro fuga misteriosa, come dei novelli Adamo ed Eva che vagano nella post-modernità espressa nel video da un paesaggio alquanto urban.

Chi sono dunque questi ragazzi? Potrebbero essere la metafora di chi per un attimo si ferma ad osservare quello che gli sta accadendo attorno e poi decide di dare un taglio netto alla distrazione di massa, alla schiavitù tecnologica, alle ossessioni degli algoritmi, per ricominciare dalle cose semplici, l’incontro tra due persone appunto.

Loro due potremmo pertanto essere noi, una volta consapevoli di quanto stia diventando meccanica, superficiale e narcisistica la nostra esistenza. Consapevoli di quanto questo mondo si presenti ostile, in parte già distopico, in cui alle varie emergenze, tra le quali quella climatica è certamente la più incombente, sembra affiancarsi anche quella del razzismo e dell’odio più in generale. A volte abbiamo infatti la sensazione di vivere in un tempo in cui tutti sono contro tutti, dove valori come gentilezza e altruismo sembrano divenuti rari.

Max Deste, come vediamo nel videoclip, è dunque un semplice cantore appassionato che accompagna i due ragazzi, chiuso nel suo rifugio, in una situazione statica, quasi di prigionia, solo con i suoi libri e la sua chitarra, come un eterno studente che non smette mai di imparare, perché la conoscenza, la cultura, e in definitiva la curiosità, sono gli ingredienti per restare vivi, e con le sue espressioni facciali, con i suoi gesti e con il suo cantato sembra volerli spronare e sostenere nel loro intento, che potrebbe essere quello di spingere il genere umano a riscoprire la sua vera natura, più compassionevole, empatica, fondamentalmente buona.

La canzone è leggera e orecchiabile. Fa pensare un po’ alle hit anni novanta alla Alex Britti, anche se l’arrangiamento è forse più semplice, una canzone serena che trasmette anche una sorta di “calma”. Il video stimola una sorta di malinconia mista a sensualità ma molto sottile….Le parole della canzone trasmettono invece tenerezza…

a cura di Silvia