Ciao, pronto per presentarti ai nostri lettori?
Ciao, certo. Sono un artista che cerca di trasformare emozioni e immagini in musica. Il mio percorso nasce da un bisogno autentico di esprimermi e nel tempo è diventato qualcosa di più strutturato, ma senza perdere quella componente istintiva che mi rappresenta.
È da pochissimo uscita la tua opera, vuoi presentarci anche lei?
Questo brano è molto importante per me perché racconta una storia forte e delicata allo stesso tempo. Parla di una ragazza, un’attrice, che stava costruendo qualcosa di significativo e che, a causa di un incidente, non ha potuto portarlo a termine. Ho voluto raccontare non solo la sua storia, ma soprattutto quello che rimane: i sogni sospesi e i percorsi interrotti. È un pezzo emotivo che lascia spazio all’interpretazione di chi ascolta.
Palco o studio di registrazione: quale il tuo “habitat” ideale?
Sono due dimensioni completamente diverse ma complementari: in studio c’è ricerca, cura del dettaglio, costruzione. Il palco invece è energia, scambio diretto, verità immediata. Se devo scegliere direi che il live è quello che mi completa di più, perché tutto prende vita davvero.
Cosa pensi dei talent?
Penso che possano essere un’opportunità, ma non rappresentano l’unica strada. A volte tendono a semplificare un percorso che in realtà è fatto di tempo, crescita e identità. Dipende sempre da come vengono vissuti: possono essere un trampolino oppure una scorciatoia.
Cosa rappresenta la musica nella tua vita?
La musica è un punto di equilibrio. È il modo che ho per dare un senso a quello che vivo e per comunicare anche quando le parole non bastano. Non è solo passione o lavoro: è un linguaggio, uno spazio in cui posso essere completamente sincero.
