Cherries on a swing set – Accross the sky – recensione

Quando una band è relativamente nuova e propone un qualcosa di particolare, come nel caso di questi Cherries On a Swing Set, sarà anche noioso, ma a mio avviso qualche nota biografica è doveroso riportarla, per capire meglio cosa ci troveremo ad ascoltare e che tipo di band abbiamo di fronte. Quindi riporto: “Due inediti, “The Hunting” e “L’Equilibrista” e otto cover di noti artisti italiani ed internazionali rappresentano il cielo ideale, in cui i cinque cantanti si sono mossi come “acrobati”, senza rete, ossia senza strumenti, sul filo teso delle loro voci. È un lavoro eterogeneo che dimostra un discreto eclettismo da parte del quintetto vocale, che spazia da alcune note hit del pop dei nostri giorni, come”Stay with me” di Sam Smith, “Other people” di Lp, alla rilettura di importanti pagine della musica moderna, come “Piccolo Uomo” di Mia Martini o “Je ne regretted Rien” di Edith Piaf. Presenti nel disco anche Patty Pravo con la sua “Pensiero Stupendo” e Loredana Bertè con l’indimenticabile”Ninna Nanna”.

Parliamo quindi di un disco cantato a cappella, dove le voci sono protagoniste…e che voci! Questi artisti riescono con le loro ugole a creare un’atmosfera avvolgente e unica, tantochè a volte viene da chiedersi se davvero solo delle voci possano contribuire da sole a formare un risultato così ricco di colori e sfaccettature. In ogni cover, ma anche nei due inediti presentati nel disco in questione, la band riesce a convincere e ad essere molto personale, dove l’elemento di maggior spicco sono le due voci femminili di Sara Paragiani (Soprano) e Veronica Troscia (Soprano), che risultano sia calde che sensuali e riescono a trasportare tutta la band verso terreni davvero sognanti e che accarezzano letteralmente le orecchie.

Un plauso particolare va anche alla scaletta, che presenta tre tra le maggiori icone della musica al femminile italiana, come la riproposizione di brani di Mia Martini , Patty Pravo e Loredana Bertè. Ma è letteralmente da brividi la reinterpretazione di “Piccolo Uomo” di Mia Martini, che però in questa veste acquista quella dose di “velluto” in più, grazie alle voci più dolci e meno aspre rispetto a quella della mai mai dimenticata Mia Martini.

Ci andrebbe un paragrafo per ogni canzone, ma probabilmente quelle che mi sono piaciute di più sono state le reinterpretazioni dei brani delle famose cantanti italiane, perché pur essendo stravolte non hanno perso minimamemente il loro impatto emotivo. In definitiva, un disco del genere può piacere o meno, data la particolarità della proposta, ma di una cosa potete stare sicuri: questi cantanti e artisti sono tra le cose migliori, nel loro genere, che il panorama italiano possa offrire. Consigliatissimo.

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